Libera lo splendore prigioniero. Il tentativo è quello di attivare delle volontà, di far partire una scintilla che, raccolta da chi ci segue, crei una scarica permanente, un flusso. Verrà il momento in cui tutti gli sconvolgimenti cosmici si assesteranno e l’universo si aprirà per un attimo, mostrandoci quello che può fare l’uomo.

domenica 6 novembre 2016

Il Dio d'Occidente





Leggere la Sacra Bibbia non è impresa agile. Quello stronzo di Lutero pretendeva che tutti potessero trovar consiglio direttamente, senza intermediari, dalla lettura del Testo. Oggi, invece, la Chiesa cattolica non si pone più problemi di natura esegetica, in preda all’isteria neomodernista dei Galantino e dei Bergoglio.  Ecco, questa posizione mi fa tremare le vene e i polsi. Oggi, sempre oggi, si insidia la Rivelazione e non è una novità, ma sembra più duro l’attacco da parte degli incappucciati della loggia nera all’Antico come al Nuovo Testamento. So quale fine abbiano fatto i Profeti, culminata con l’uccisione di Cristo. Poi la vicenda continua sin dalle prime Comunità, per raggiungere ora limiti estremi di pericolosità. Dal sacro Colle si sproloquia di pluralismo e di ecumenismo. Si condanna ogni integralismo (“che orrore” cinguettano i cardinaloni con voce femminea) definendolo anticristiano. Indubbiamente si andrà a finire nel solve et coagula, dissolvi e massifica della subdola allucinazione massonica. È scritto, in fondo. Purtroppo ritorniamo al disastro della civiltà romana deprecato da San Leone Magno: ”Ci sembra di aver scoperto una grande religione per il fatto di non respingere alcuna falsità, facendoci schiavi degli errori ed eresie di tutte le Genti” (Omelia S. Pietro). Si confonde la comprensione e l’amore per ogni creatura con le menzogne che la brutalizzano e schiavizzano. Si sta sempre oscillando tra teocentrismo, che esclude l’uomo, e antropocentrismo che esclude Dio. Solo il Mistero dell’Incarnazione di Gesù, vero Dio e vero uomo, rende equilibrio all’equazione. Non c’è Chiesa se con l’adorazione di Dio non attueremo questo mistero che dà il potere di divenire figli del Padre celeste. Quando non si parte dalla Grazia e non si arriva a dare la massima prova della carità col dono della nostra stessa vita, come Cristo l’ha data, allora riduciamo tutto ad ipocrisia e vana formalità. 
Per capire il perché misterioso del Creato e dell’uomo è necessario tralasciare le oscure fabulazioni dei teosofi, le artificiose teorie dei cosmologi che sostengono che tutto ebbe inizio da un meteorismo gigantesco e diffidare dei teologi della nuova generazione, quelli innamorati del cosmismo teilhardiano. Rifacciamoci alla Rivelazione Biblica. Liberi di non credere, naturalmente.
Non posso sottrarmi alla polemica in corso su quanto ha detto padre Cavalcoli durante un programma su Radio Maria, rispondendo ad un ascoltatore. Qui di seguito pubblico la trascrizione.

TESTO COMPLETO: 

ASCOLTATORE: La domanda che le voglio fare è la stessa ma è duplice, nel senso: con il Battesimo l'uomo entra nella grazia di Dio, comincia a circolare in questa dinamica virtuosa; quando l'uomo con il peccato mortale invece esce da questa vita, le conseguenze sono solo spirituali o possono essere anche materiali? E allargo il discorso, per quello dicevo che la domanda è duplice, ma è grosso modo la stessa radice: quando un popolo o i legislatori di questo popolo fanno delle leggi contrarie a Dio, come purtroppo è avvenuto in Italia qualche mese fa – mi riferisco alle leggi sulle unioni civili e a tutto quello che vorrebbe conseguirne, quali sono le conseguenze? E arrivo al punto della mia domanda: le catastrofi naturali come il terremoto, possono essere una conseguenza di un popolo, di un legislatore che fa delle leggi contrarie? Il terremoto di questi giorni può avere una radice….?
PADRE CAVALCOLI: Allora, riprendiamo tutto il suo discorso. Le conseguenze del peccato mortale: il peccato mortale è la perdita della grazia tuttavia Dio sta vicino a tutti, quindi c'è la possibilità che il peccatore si penta e se si pente riacquista la grazia, grazia, come ho detto, che deriva dal battesimo. Quando uno cade nel peccato mortale, si potrebbe dire che la grazia del battesimo quasi si addormenta, di fatto la perde. Per cui se disgraziatamente dovesse morire va all'inferno, è una cosa abbastanza seria. Quindi in caso di peccato mortale bisogna rimediare quanto prima. Altre cose che lei ha detto, la legislazione che è in contrasto con la nostra religione. Sì, anche queste leggi sulle unioni civili certamente ci creano molta difficoltà a noi credenti, non c'è dubbio. Che relazione ci può essere col peccato? Bisogna stare attenti, le leggi dello stato purtroppo a volte possono manifestarsi ingiuste, quindi noi cristiani non dobbiamo approfittarne, perché se ne approfittiamo pecchiamo, possiamo peccare anche mortalmente. Per quanto riguarda poi la questione dei terremoti, cosa possiamo dire? Anche qui posso rispondere con sicurezza come dogmatico: una cosa è sicura, che i cataclismi, la natura, i disordini della natura, tutte quelle azioni della natura che mettono in pericolo la vita umana sono di tanti tipi, le alluvioni, eccetera, hanno una spiegazione di carattere teologico. Non sto facendo il geologo, distinguiamo bene i campi- un conto è una causa fisica di un terremoto, non è il mio campo, lascio tutto il campo agli esperti e mi auguro con tutto il cuore che la scienza progredendo, possa – e ci arriveremo un giorno, ci arriveremo! Come abbiamo fatto tante conquiste, arriveremo in qualche modo a capire quali sono le cause e quindi fare in modo o di difenderci da questi terremoti, poterli prevedere, o (adesso non vorrei spararla grossa) chi non sa che un giorno non arriveremo anche a impedirli, perché no? Comunque, chiuso questo, io sono un teologo, andiamo avanti col discorso teologico.
Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, quindi si possono considerare veramente come castigo del peccato originale – anche se la parola non piace, ma io la dico lo stesso, è una parola biblica, non c’è nessun problema. Naturalmente bisogna intendere bene cosa si intende per castigo.
Poi un'ultima domanda che lei dice: ma non saranno un castigo divino per azioni commesse oggi nella nostra società? Questo è un discorso molto più delicato, eventualmente si può avere una qualche opinione, qui non si riesce a raggiungere una sicurezza, a meno che uno non abbia un'illuminazione divina. Io vi dico questo, una mia opinione personalissima. Mi ha profondamente colpito questa enorme disgrazia della distruzione della chiesa, che ricorda a Norcia San Benedetto. Mi ha colpito molto, ripeto, non voglio trarre delle conclusioni che rischierebbero quasi la superstizione, però vi confesso che mi ha molto colpito in questo senso: chi è stato Benedetto? Benedetto è il patrono d'Europa, è il padre della civiltà cristiana europea. Oggi, ormai, i più grandi studiosi non solo cattolici, ma anche laici, stanno constatando una gravissima crisi nell'Europa, e anche l'altro giorno ascoltavo una conferenza del professor Gotti Tedeschi, che è un grande economista ma nello stesso momento è anche filosofo, è anche teologo, e si è fermato su questa situazione e ha mostrato il legame che c'è tra la crisi economica europea e la crisi spirituale europea. Adesso non mi diffondo ma è stata interessantissima, tra l'altro ha accennato a come …..esimo interessante, anche lui, economista di fama internazionale ha detto che la crisi della famiglia, il calo delle nascite, è legato anche al processo di "miserimento" verso il quale noi stiamo andando con la dissoluzione, col fatto che le industrie vanno all'estero sta succedendo che i grandi sogni di potenza europea stanno cadendo e in altre grandissime zone del pianeta come in Cina, in America Latina, in Africa, lì non c'è questo calo di nascite, ci sono famiglie numerose, negli stessi paesi islamici, e lì è in atto un grosso sviluppo economico per cui noi europei che vantavamo questa bella idea, questa idea malthusiana che la riduzione delle nascite avrebbe aumentato la ricchezza, sta succedendo l'inverso. Allora arrivo al dunque: castigo divino. Vedete un po’, insomma, si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale.

***
Ognuno di voi, amici, può farsi un’idea complessiva, leggendo per intero il testo e non come riportato dai giornalacci di stampo massonico, a mozzichi e bocconi. La cosa che più mi ha indignato è la presa di posizione univoca della Chiesa di Bergoglio, già, perché è dell’attuale papa la conduzione riduzionista della medesima. Posizione critica assai, a volte feroce contro padre Cavalcoli. La mano pesante del papa buonista non si farà attendere, vedrete. Mi sono incavolato assai per un semplice motivo, la viltà dei preti e la loro devastante incoerenza. Rifletteteci su un attimo: il Dio di Abramo irrompe nella storia dell’uomo, lo testimonia l’Antico Testamento, decide di indicare la Via ad un popolo, quello ebraico e ci stringe un Patto formidabile. Dio, checché ne dica Bergoglio, ha una sua fisionomia, passatemi il termine, ben precisa, scegliendosi un luogo e un popolo, assumendone la guida, punendo se necessario e minacciando quando i tentennamenti o i peccati degli uomini lo richiedono. Guerre distruzioni cataclismi (diluvio, nuclearizzazione di Sodoma e Gomorra) accompagnano il cammino degli ebrei, fedeli e traditori, forti e fragili, come ogni essere umano di tutti i tempi e latitudini. Ora, caro Bergoglio e compagnia funesta sebbene ridanciana, o prendiamo la Bibbia come bussola universale per comprendere l’operato di Dio sul mondo, oppure si svesta e vada a lavorare o si goda la pensione ai giardinetti. Non mi incantano le fesserie degli esegeti che riducono il soprannaturale a favola e le scienze umane a misura di ogni cosa. La modernità nasce dall’idealismo che va da Cartesio e passa per Kant, Fitche, Schelling ed Hegel, giungendo infine a Heidegger. È palese ormai l’attuale andazzo della Chiesa che risente della filosofia laica e dell’influsso luterano. Si secolarizza il divino e si esalta l’Io, e tutto ciò puzza di neognosi.
Vengo a bomba sul caso di cui sopra, per prendere il largo. Su Dio scende il silenzio: non è più la causa di tutto, ma è solo un aspetto del mondo. Qui ci vedo il regresso del cattolicesimo. Il Dio ecclesiastico attuale, non richiede adorazione. Eppure Dio non è il bene dell’uomo, non è una sua funzione, non è il suo senso, la sua giustificazione: è la sua origine. Dio è, prima di ogni altra cosa, Dio. Questa è l’adorazione. Il Nuovo testamento non soppianta l’Antico, ma osservo che l’attuale pensiero dei preti esclude l’adorazione e senza di questa, l’unica risposta alla prova del male è la ribellione. Il Dio compassione, misericordioso, non sono risposte al male. Se non studiamo gli attributi di Dio, svuotiamo la religione della sua ragion d’essere. Se non partiamo da Dio non andiamo da nessuna parte. Per capire che cosa vuol dire che Gesù è Dio, occorre prima capire chi è Dio, altrimenti la figura di Cristo è ridotta solo a termini umani. Il brodetto umanistico che esce dalla bocca di Bergoglio, è insipido, banale, tutto ridotto al minimo comun denominatore per piacere a tutti, atei e massoni, credenti e tifosi. Oggi la catechesi comincia da Gesù (schema in voga negli anni ’70 dai cattolici olandesi) e l’effetto non si è fatto attendere: la scristianizzazione dell’Occidente. Sembra un paradosso, vero? Si parla di Gesù che è buono, ecologista, socialista, e che succede? Si svuotano le chiese, le vocazioni diminuiscono, la fede latita. Perché? Perché Cristo non appare a chi non ha conosciuto prima il Dio di Gesù e questi non può essere compreso senza il Dio di Israele, il Dio dell’Antico Testamento. Per capire il Dio amore, bisogna conoscere il Dio che si adora, il Dio di cui si accetta la volontà anche quando non ci aggrada, il Dio che è fondamento dell’essere e dell’accadere. Non ci sono aggiornamenti né revisioni che tengano, questa è la base, il punto di partenza. È aprire gli occhi a ciò che non vediamo nella realtà: la bellezza e la sapienza che la conducono, la Provvidenza che ci guida. Per riuscire a intendere in Gesù il Mistero di Dio dobbiamo farci folgorare dalla grandezza di Dio. Adorare è vedere il mondo nascosto con i sensi e la ragione, ma un mondo che circonda, vive e fa vivere il nostro mondo. Per questo Dio si percepisce prima che si dimostri.
L’Occidente è nato dalla Chiesa cattolica, in cui Dio era temuto adorato amato; una presenza guardata, al contrario di oggi. Le fondamenta della civiltà erano fatte col cemento di Dio, ma ciò che sembrava indistruttibile fu invece preso a colpi di maglio, dapprima senza far rumore, poi col fragore del tuono. Ma chi sente oggi il boato della rovina?
L’imprudente padre Cavalcoli ha detto cose che suonano orribili, inaccettabili per uomini moderni. “Orrore” strillano i benpensanti insieme ai preti. Come si può concepire il castigo di Dio? Beh, nessuno ne parla più. Non c’è omelia che lo evochi. Bergoglio dice che Dio è misericordioso. È vero, ma non prima di averci puniti se sbandiamo o tradiamo. È dura, anzi, è impossibile ammettere che un cataclisma naturale sia opera di Dio, se non quello vendicativo dell’Antico Testamento. Ma dov’è finito quel Dio così violento? Rimuoverlo è un artificio psicanalitico. Ci facciamo poco. A meno che ‘sto papa non strappi dalla Bibbia quel Dio e lo sostituisca con uno a nostra immagine. A meno che non vogliamo inventarci una nuova religione, più politicamente corretta, new age, universalista, senza steccati, dove l’inferno non esiste o al più è vuoto, dove tutto quel che succede nel mondo è frutto del caso e della necessità, così come sosteneva Monod. Sì, una religione democratica, dove Dio si consulta con il sacro collegio di suoi pari e tutto si sottopone a votazione. Ma la storia ci svela altro ed è terribile. Da piccole fessure demoni si introducono senza resistenza. L’uomo si è arreso all’uomo e non punta più i suoi occhi al Cielo e con profondo tremore non invoca più la pietà di Dio.

mercoledì 21 settembre 2016

IL DESERTO SALVA MENTRE LA FECCIA MASSONICA UCCIDE UN BAMBINO IN BELGIO
Oggi in Belgio hanno ucciso un bambino. Assassinio di Stato, legalizzato, sostenuto dal radicalismo di massa, dal nichilismo, da quella feccia massonica che sta infettando le coscienze del mondo. In Italia fra poco, grazie a quei maiali di uomini devoti al dio oscuro, si prospetterà in un disegno di legge l'eutanasia, la nuova frontiera del progressismo.
Galantino, braccio destro di Bergoglio, colui che sostiene il salvataggio di Sodoma grazie alla misericordia di Dio, scoprirà suo malgrado che il mondo in cui vive, questo mondo, farà la stessa fine di Sodoma e Gomorra e scoprirà l'IRA DI DIO, checché biascichi fesserie buoniste da religione per incolti primitivi. Scopriranno, lui insieme a tutti i fetenti che distruggono ogni cosa bella del mondo, che tradiscono l'Evangelo Eterno, scopriranno che periremo tutti col fuoco. Tutti o quasi.
Fuggiamo davanti al silenzio di Dio riempiendolo di pietà, di moralismo, di clericalismo fino a soffocarlo. Scappiamo dal vuoto delle nostre anime. Il vuoto fa paura, ma dovremmo tremare di fronte alle nostre responsabilità, che si perpetuano nel tempo. Abbiamo intrapreso la strada sbagliata, dannatamente sbagliata. Pensiamo di poter fare a meno del Cielo e ci stiamo scavando la galleria per l'Inferno.
A me insegnarono che chi non possiede sarà beato, chi si è svuotato è pieno, chi ha sete è fecondo, chi ha bisogno è fortunato. L'accecamento volontario è il nostro peccato più grave: è una maniera raffinata di fuggire. Il vuoto, già, quello desertico. Ebbene, è questo il deserto delle beatitudini che ci obbliga a vedere il nostro vuoto, anche se ci atterrisce, anche se fa male assai, da morire.
Io ho scoperto che questo vuoto - deserto o beatitudine è lo stesso - non è la strada per arrivare a Dio, ma è il punto di arrivo. Il deserto che credevo fosse il cammino è invece la destinazione. Non c'è una terra promessa al di là delle dune. L'esilio è la patria sperata. Dio è nel cuore del deserto attraversato, nel cuore del viaggio, dell'esilio. Il Tutto non è oltre i monti del Nulla, ma nel suo centro. Dio è accampato nel deserto. Dio è il deserto. Dio è la solitudine del deserto. In quel vuoto divino ho scoperto la gioia.

domenica 8 maggio 2016

domenica 14 febbraio 2016

lunedì 12 ottobre 2015

SULLA FRONTIERA DI ULISSE



Ulysses di Alfred Tennyson

Serve a poco che un re ozioso,
In questo spento focolare, presso queste sterili rupi,
Consorte una donna anziana, io misuro e ripartisco
Imparziali leggi a una stirpe selvaggia,
Che ammucchia, e dorme, e si nutre, e non mi conosce.

Non posso fare a meno di viaggiare: berrò
Ogni goccia della vita: tutto il tempo ho assaporato
Molto, molto ho sofferto, sia con coloro
Che mi amavano, che solo, sulla riva, e quando
Con tumultuose correnti le piovose Iadi
Agitavano l’oscuro mare: io son diventato un nome;
Per aver sempre vagato con cuore affamato
Molto vidi e conobbi; città d’uomini
E costumi, climi, consigli, governi,
E non di meno me stesso, ma onorato da tutti;
E assaporai il piacere della battaglia coi miei pari,
Lontano sulle risonanti pianure della ventosa Troia.

Io son parte di tutto ciò ch’incontrai;
Eppure ancor tutta l’esperienza è un arco attraverso cui
Brilla quel mondo inesplorato i cui confini sbiadiscono
Per sempre e per sempre quando mi muovo.
Com’è sciocco fermarsi, finire,
Arrugginire non lucidati, non brillare nell’uso!
Come se respirare fosse vivere! Vita ammucchiata su vita
Sarebbero tutte troppo poco, e di una sola a me
Poco rimane: ma ogni ora è salva
Da quell’eterno silenzio, qualcosa di più,
Un portatore di cose nuove; e vile sarebbe
Per tre soli anni ammucchiare e accumulare io stesso,
E questo grigio spirito bramare nel desiderio
Di seguire la conoscenza come una stella cadente,
Oltre il limite più estremo dell’umano pensiero.

Questi è mio figlio, il mio caro Telemaco,
Al quale io consegno lo scettro e l’isola -
Da me molto amata, che discerne come adempiere
Questo lavoro, con lenta prudenza per addolcire
Un popolo rozzo, e attraverso soffici gradi
Sottometterli all’utile e al bene.
Egli è il più irreprensibile, concentrato nella sfera
Dei comuni doveri, conveniente a non cadere
In funzioni di fragilità, e pagare
Confacenti preghiere agli dèi della mia casa,
Quando sarò partito. Egli fa il suo lavoro, io il mio.

Lì giace il porto; il vascello gonfia la sua vela:
Là si oscurano i neri, estesi mari. Miei marinai,
Anime che hanno faticato, e lavorato, e pensato con me -
Che sempre con un allegro benvenuto accolsero
Il tuono e la luce del sole, e opposero
Cuori liberi, menti libere – voi ed io siamo vecchi;
La vecchia età ha ancora il suo onore e la sua fatica;
La morte chiude tutto: ma qualcosa prima della fine,
Qualche lavoro di nobile natura, può ancora essere fatto,
Uomini non sconvenienti che combattevano contro gli Dèi.
La luce comincia a scintillare dalle rocce:
Il lungo giorno affievolisce: la lenta luna si innalza: il mare profondo
Geme attorno con molte voci. Venite, amici miei,
Non è troppo tardi per cercare un mondo più nuovo.

Spingetevi al largo, e sedendo bene in ordine percuotete
I sonori solchi; perché il mio scopo consiste
Nel navigare oltre il tramonto, e i bagni
Di tutte le stelle occidentali, finché io muoia.
Potrebbe succedere che gli abissi ci inghiottiranno:
Potremmo forse toccare le isole felici,
E vedere il grande Achille, che noi conoscemmo.
Anche se molto è stato preso, molto aspetta; e anche se
Noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi
Mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo;
Un’eguale indole di eroici cuori,
Fiaccati dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà
Di combattere, cercare, trovare, e di non cedere.





C'è un rischio che si corre quando si divulga ciò che è esoterico e non è quello di non esser creduto, ma di creare seguaci e chiese. Il diniego degli scettici, i dileggi, sono all'ordine del giorno e non richiedono particolari accorgimenti, basta una scrollata di spalle. Desidero, invece, indicare una porta che, poi, sta agli altri spingere e aprire. Ognuno deve fare la sua parte, non posso essere la stampella di nessuno e non per alterigia o vanagloria. La Via si percorre da soli, quando si è in grado di capire e si possiede il coraggio di andare fino in fondo. In quanto a possibili trasmissioni iniziatiche e magiche, beh, dipendono dalle qualificazioni personali: non ci sono bonus o scorciatoie. Il sentiero che porta al confine ha una sola corsia e non si può sorpassare.

Ho da tempo superato l'età di mezzo, ed ho iniziato a voltarmi indietro per fare i primi bilanci. Non starò qui a tediarvi con retrospettive. Chi mi segue, sa per quali mari ho navigato. La vita mi ha proposto sfide, domande, risposte, il tutto per farmi trovare un senso all'esistenza, mia e degli altri esseri che vicini o lontani (siamo comunque tutti collegati, volenti o nolenti) hanno condiviso lo stesso peregrinare. Le domande che ognuno dovrebbe porsi sono note: chi siamo, da dove veniamo, qual'è il nostro compito sulla terra, dove siamo diretti. Diffido sempre di quelle dottrine, religioni, filosofie, che vorrebbero incapsularci, allocandoci in una cuccia calda e confortevole. Dubito dei sistemi spiritualisti che perseguono un programma che ci segue dalla nascita alla morte, che inibiscono ogni domanda, che si trincerano dietro la gerarchia piramidale. Mi riferisco alle organizzazioni del potenziale umano e dei nuovi movimenti, oggi così in voga, che promettono vie di liberazione e poi ti rinchiudono in compartimenti stagni esistenziali, dove un tuo superiore-tutor più in là nell'addestramento, ha potere di vita e di morte su di te, e il fondatore è adorato come un dio. Ciò che si istituzionalizza diventerà tirannide, prima o poi.

Sono stato educato dai miei genitori alla fede cattolica, una base di partenza che mi ha permesso di conoscere Gesù e i Vangeli. Ecco la parola magica, almeno per me: conoscere. Già, prima di amare Gesù ho voluto conoscerLo. Il colpo di fulmine può accadere, la Grazia può discendere, ma non è automatico e allora che ho fatto? Mi sono avvicinato al Maestro di tutti, a Dio fatto uomo. La conoscenza mi ha portato all'amore per Gesù. Inevitabile, direi. Lui ti risponde se lo cerchi con tutto te stesso. Ma Lo dovete bramare, insistendo fino alla morte. Rischiando pure la follia. Sì, folli di Dio si diventa e si scopre che non è poi così lontano.

Gli anni e le diverse esperienze non hanno scalfito minimamente il mio amore per Cristo. Anzi. Per via della mia equazione personale (leggi: curiosità cognitiva e incline all'operatività interiore) ho sperimentato conoscenze, mi son dissetato a fonti desuete, che non erano segnate sulle mappe. Vi dirò, che sebbene le fonti fossero fuori da ogni sentiero noto, collimavano con quanto sapevo, di più: integravano e riempivano il mio bagaglio conoscitivo. Ho avuto come l'impressione di ammirare un bel tappeto, dove ad un motivo principale, che potrei far coincidere con la fede in Gesù, si affiancavano tante altre cose, dettagli in ordine sparso, ma che diventavano decisivi ad una più completa lettura.
Ogni fatto della Vita trova il suo posto all'interno della scena, un ordine emerge, un'armonia compare. Si ascoltano lontani segnali da lontane galassie, si scopre la Vita in tutto il suo fulgore.

La religione trasmette di generazione in generazione la sua esperienza del divino attraverso forme materiali (templi, dipinti, sculture, oggetti di culto), eteriche (canti, danze, riti, preghiere che creano, attraverso la loro ripetizione, forme eteriche in cui s'incanalano le energie dei fedeli), astrali (l'appartenenza, la solidarietà, l'ammirazione, la colpa, la paura, l'orrore, la pace, la beatitudine), e mentali (dottrine). Si tratta di forme essenziali per conservare e trasmettere la fede. Andare oltre, sconfinare verso l'indicibile, non è più un fatto collettivo, di Chiesa, ma un'avventura individuale. Le anime che sono pronte possono osare di varcare il confine. Sono pronte quando si crea un accordo fra il dono divino e il lavoro personale. Allora il velo si squarcia e si apre l'orizzonte (senza dogane) della contemplazione. Si percepisce lo stato edenico. Il corpo, la corrente vitale, i sentimenti, i pensieri, sono allineati al fiume divino che scende dall'Alto: la liberazione. Si resta ancorati nella comunità, ma questa si allarga all'intera famiglia umana, e pure oltre. Verso la propria Chiesa si conserva l'affetto che si ha per una madre, ma il divino ti squarcia dentro, rompe tutte le barriere, in ogni essere vedi il riflesso di Dio che vuole manifestarsi.
Sin da ragazzo ho istintivamente scelto di situarmi sulla frontiera: ho incontrato viandanti ostili, pellegrini curiosi, saggi distratti e poveracci, cialtroni e ladri di anime, santi senza altare e maghi invisi dai potenti della terra. Da tutti ho imparato, a tutti ho donato le mie poche cose. Sulla frontiera il vento è più forte, a volte fa paura, ma non la cambierei nemmeno col castello del Re.

domenica 19 aprile 2015

Il mistero dell'uomo

«Procura di trovare il Cristo e avrai trovato il quinto evangelio». Mario Pomilio

Oggi vedo appannarsi la centralità di Cristo e del suo messaggio. Il mondo in cui vivo è deprivato della Sua presenza, non che non ci sia in realtà, ma non la riconosciamo più come vitale. Malgrado la sovraesposizione mediatica di un papa riluttante, vedo perdersi in mille rivoli il fiume della Vita Vera, quello del sangue di Gesù risorto. L'incontro con Lui, decisivo e fondamentale per la nostra dimensione spirituale, è limitato ad una vicenda meramente privata, un po' defilata rispetto alle tanto strombazzate questioni sociali. L'idea che il cristianesimo non sia più una religione, bensì un impegno collettivo per i diritti dell'uomo, contro la povertà materiale e l'emancipazione dei popoli per un Nuovo Ordine Mondiale, di chiara matrice massonica, è sempre più forte. Passa una linea riduzionista, adeguata ai tempi di razionalismo, figlio dell'illuminismo francese. La Chiesa si allinea, plastica, agile, fluttuante coerente con la società fluida, ridotta a ripudiare il suo stesso passato, priva di punti fermi, ideali, valori, declinante verso un relativismo ammorbante. L'uomo rimane un mistero a se stesso. Si libra al cielo e con la stessa naturalezza piomba nella fogna della materia informe. Vivere Cristo, seguirLo, per conquistare il Regno dei Cieli, che come dice l'espressione non è collocato in questo mondo, è l'ultima possibilità reale, giusta, vera, che ci rimane. Dopo c'è solo la fine.