Libera lo splendore prigioniero. Il tentativo è quello di attivare delle volontà, di far partire una scintilla che, raccolta da chi ci segue, crei una scarica permanente, un flusso. Verrà il momento in cui tutti gli sconvolgimenti cosmici si assesteranno e l’universo si aprirà per un attimo, mostrandoci quello che può fare l’uomo.

mercoledì 9 dicembre 2009

EGOCRAZIA


Noi concepiamo il mondo, e noi stessi in esso, come un qualcosa di estraneo composto da elementi in costante antitesi tra loro. Fino a quando vige tale visione veniamo dilaniati da ogni genere di pulsione poiché tentiamo costantemente di dominare, possedere, intrappolare una realtà che viviamo come altera: l'universo ci appare quale sfondo ove noi ci “agitiamo”, individuandoci mediante un processo basantesi su un principio di contrapposizione. Il Vedanda insegna che tale stortura nasce da una delle funzioni della mente empirica - manas -, la quale non essendo in grado di conoscere ciò che veramente è, ma solo ciò che essa si rappresenta le cose siano, “precipita” lo spirito individuato (jiva) in un mondo falso ed illusorio. (Il buddhismo, che nella sussistenza di un ente individuale non crede, ti dirà medesime cose omettendo ovviamente la possibilità che vi sia un'entità a monte del processo)
La mente, dicevo, origina perciò l'idea che esista un ego percipiente (che non è l'ente, lo spirito individuale, bensì una personalità illusoria), e che sia questi a determinare, a dare e conoscere la realtà. Ma la “realtà” dell'ego non corrisponde all'autentica Realtà, ne è solo uno sbiadito e fuorviante riflesso. Questo “ego”, sui cui meccanismi non mi soffermo per ovvie ragioni di spazio e la cui trattazione  richiederebbe fiumi di parole, impedisce - ci impedisce...- di “percepire” la reale natura dell'esistente la quale può essere conosciuta solo tramite “identità” e non per “contrapposizione”. Per com-prensione e non per rappresentazione. Perciò, l'unica possibilità per emanciparsi e conoscere ciò che realmente è, consiste nel disciogliere – sino ad una totale eliminazione – l'ego. Solo allora, e mano a mano che questi inizierà a mollare la sua presa, noi potremo finalmente esercitare un'altra funzione della mente (in questo caso non più considerata nel suo aspetto “manasico”/empirico), ben più elevata, che permetterà una conoscenza diretta ed immediata, per intuizione e non più – come prima – per deduzione. Essa è detta Buddhi, Intelletto puro, e dà un cuore puro inteso quale consapevolezza d'essere parti integrali di una realtà che è unitaria, e come capacità d'accoglierla in sé stessi.

2 commenti:

Vitae_ ha detto...

Angelo, Il conseguimento di questo livello superiore della mente, è ciò che si ottiene tramite l'esercizio della Concentrazione riportato da Steiner/Scaligero (soprattutto il secondo)?
Se si, esistono anche altri modi per giungervi?

Ciao e grazie

ANGELO CICCARELLA ha detto...

La strada indicata da Steiner e in parte da Scaligero, non è esente da problemi. Mi spiego. Il pensiero libero dai sensi è il presupposto necessario, secondo Scaligero, per percorrere la via nei tempi moderni. L'antroposofo romano d'adozione, considerava l'uomo moderno pronto più che nel passato, per intraprendere tale cammino senza ascesi yogiche et similia. Il pensiero però non essendo prodotto dal cerebro, secondo la Tradizione iniziatica e sapienzale, sebbene collegato ai sensi, non è cosa da incanalare, né flusso da deviare. La questione è difficile da risolvere senza un iter ascetico. L'ascesi può esser realizzata in qualunque condizione contingente, senza eremitaggi o ritiri, però è comunque opera tosta e non priva di ostacoli. Ti consiglio, se vuoi, un testo utile per iniziare - SE HAI L'INIZIO IL RESTO È INEVITABILE.
Che cos'è la tradizione, di Elemire Zolla, Adelphi ed..