
L'uomo comune è antichissimo, poiché è l'umanità e quindi degno di rispetto: è l'uomo di ogni tempo, di usi, paesi, mentalità e mezzi sempre diversi, ma afflitto sempre dagli stessi interrogativi e problemi; è l'uomo che si innamora, che ama i suoi figli, che lotta contro le circostanze avverse, che deve pensare al cibo, al riparo, che parte in guerra cantando i propri canti, che ama la propria terra, che racconta le proprie favole e leggende; che si interroga sul perché delle stelle e sul senso della vita. L'uomo comune è un tipo difficile da identificare. È una creatura sfuggente, eppure importantissima.
Ogni uomo è l'uomo comune, da un certo punto di vista, in quanto è semplicemente un uomo: anche un re, o un poeta, o un anarchico. Un uomo è un uomo. Tuttavia non è così semplice: poiché l'uomo comune ci giudicherà tutti, egli è evidentemente un criterio di sanità. Non è ciò che si ottiene facendo una statistica, una media degli uomini realmente esistenti: è ciò che ogni uomo dovrebbe essere per essere umano. Il politico emergerà forse per la sua intelligenza, il poeta per la sua forza di intuizione: l'uomo comune non emerge, ma li giudica entrambi perché rappresenta la sanità, la completezza, l'equilibrio. Non conta che l'uomo comune sia diventato raro: gli "ismi" di fine secolo, propagandati dalla stampa, dalla scuola pubblica, dalla divulgazione scientifica, ma più spesso semi-scientifica, si sono impadroniti del popolo, disgregandolo. Afferrato dalle mode intellettuali, egli è perduto fra i seguaci di Baricco e di Eco Umberto, i darwinisti d'assalto, i nipotini degeneri di Cartesio, i cicapioti figli di un dio minore, i pacifisti senza pace, gli adoratori di Uòlter Veltroni (peggiore dei suoi seguaci), i cortigiani di Silvio Berlusconi (sempre migliore dei suoi epigoni), gli entusiasti dei centri commerciali: ognuno si afferra ad un’ idea, e la tira di qua e di là tentando di farne l'alfa e l'omega di tutto il reale, ognuno erige un particolare a spiegazione del tutto: e il cardine di tutto, ciò a cui tutto rimanda, Dio, il Cielo, il fondamento del cosmo è scomparso dall'orizzonte dell'uomo.
È solo Dio, l'orizzonte ultimo, che può dare senso all'azione dell'uomo.
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