
LA CHIESA È LA CASA DI DIO
Avevo non più di quattro anni, quando nella Chiesa di un paesino in provincia di Rieti, mi recavo alla Santa Messa con mio padre. La Chiesa era colma e noi sempre in ritardo sostavamo vicino all'uscita. Tutti posti in piedi, era il 1962 e il celebrante parlava in latino. Se i preti avessero continuato a dir messa nella lingua dei padri, le chiese sarebbero piene così.Il Concilio Vaticano II°, concilio pastorale e non dogmatico, cambiò molto, forse troppo. Aprirsi al mondo, si diceva. Ma quale mondo? Al posto della candela di cera, dal significato profondo, troviamo nelle nostre chiese tubi di vetro pieni di miscele di gas. Al posto della luce naturale viva, abbiamo una luce elettrica morta così come morte appaiono certe prediche. Tutto si cambia, tutto diventa provvisorio, anche il nostro timor di Dio. Oggi che impera il progressismo in tutti i fronti dell'umano agire e sentire, si son svuotate le chiese. Colpa di noi credenti. Certo, per carità e anche dei preti, per bacco. Senza quel senso della Tradizione, senza il latino, senza il mistero, la gravità del peccato, senza la Misericordia, la chiesa diventa una sala conferenza, un luogo svuotato in parte del pieno della forza del Logos, ossia della parola e del pensiero. Da bimbetto poco o punto capivo di quella Messa in latino, ma una cosa sentivo, una vibrazione potente al centro del petto. La Parola non si cambia.
Nessun commento:
Posta un commento