
Mi colpirono favorevolmente alcuni passaggi del libro "Le tenebre e la luce" del cardinale Martini. Vi si faceva riferimento al processo a Gesù come alla prova del "crollo di un'istituzione (il Sinedrio) che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia, verificandone le prove" e che invece testimoniava la "decadenza di un'istituzione religiosa": "si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare". E si concludeva duramente circa la "necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche" indicando la seguente visione del dialogo: "il nostro cammino interreligioso deve consistere soprattutto nel convertirci radicalmente alle parole di Gesù e, a partire da esse, aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso" parole espresse nel Discorso della montagna, "assolutamente autentiche e affidabili, perché contengono anche la giusta critica alle tradizioni religiose degradate".
Insomma, rispetto delle altre religioni ma convergenza se non proprio conversione a Cristo. Ora, mi permetto di aggiungere una mia riflessione. Il Cristianesimo è religione paradigmatica, ove Cristo è il Centro di una ruota i cui raggi vi convergono. Tuttavia i raggi devono pur rimanere ben puntellati se vogliamo che la ruota giri: frammenti di Luce che tornano verso la Sorgente.
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